3 novembre 2008
La magia di una cena con Erna & Mario Scascighini
Non conosco nel dettaglio la storia di Mario solo che proviene da Minusio, che di formazione è architetto (vive a Ginevra) e che sceglie la strada della sociologia (..anche la mia passione) che studia e insegna, per poi pubblicare un libro, nel 1991, sulla Casa del popolo in Europa e in Svizzera (http://www.bookfinder.com/author/mario-scascighini). Un libro prezioso, una ricerca unica del suo genere.
Evidentemente le sue riflessioni nell'arco della serata hanno spaziato e toccato temi di diverso genere, che non posso riportare perchè scrivendole la serata perderebbe la sua magia, la magia di tutte quelle considerazioni, domande e riflessioni che ha condiviso con noi. Beh, un vero privilegio!
Vi lascio con un mare di invidia, ma sappiate che se cercate l'opportunità di conoscere uno studioso che veramente vale la pena conoscere, ecco, Mario fa al caso vostro!
A prestissimo!
nadia
1 novembre 2008
Parliamo di “disagio & violenza in età giovanile”…
Divieti, repressione e punizioni - i giovani meritano di più!
Perché ritengo sia indispensabile correggere e relativizzare l’approccio orientato all’intervento repressivo della polizia? Di fronte al secondo rapporto trimestrale del gruppo operativo non si può rimanere silenti: nel documento emerge in modo molto marcato lo spirito poliziesco ed indagatore alla base delle proposte del gruppo di lavoro. Controlli, schedature, divieti, repressione, punizioni e detenzione – ecco le proposte del gruppo, altro che Educazione. Che un gruppo operativo possa esprimersi in certi termini, al limite della discriminazione e dell’offesa, ma soprattutto con proposte volte semplicemente a soffocare i problemi a valle e non certo a risolverli a monte, è un fatto preoccupante e forse sintomatico. Tendenzioso ad esempio il fatto che “la provenienza”, quale fattore che può portare alla violenza venga inizialmente “scagionato” nel primo rapporto, per poi essere riproposto a più riprese nel secondo rapporto fino a diventare un fattore in cui diventa urgente intervenire.
Che l’Ufficio federale Giustizia e Polizia faccia il possibile per rendere efficace il proprio lavoro lo posso capire, ma ciò non significa che ogni mezzo è giustificato dal fine. Prendiamo ad esempio i “taser” (pistola ad elettrochoc, condannata dalla Commissione dell’ONU contro la tortura): con tutti i provvedimenti in vigore nella nostra società così detta civile, l’ammissione di queste armi equivale ad ammettere come le nostre istituzioni, responsabili di gestire situazioni delicate, non siano in effetti all’altezza di farlo senza armi di questo tipo. Come in questo preciso caso in cui a parer mio il fine non giustifica i mezzi, anche nel caso di atti violenti ad opera di adolescenti, le misure proposte dal gruppo di lavoro possono non essere necessariamente giustificate dal fine. Vi è ad esempio una proposta che intende creare la base legale per consentire alla polizia di vietare temporaneamente l’accesso a determinate aree e zone pubbliche, oppure la proposta di introdurre il coprifuoco. Preferisco pensare che, se oggi la popolazione è preoccupata per l’attitudine dei giovani verso la famiglia, la società, il proprio futuro personale e professionale, possa essere interessante approfondire le considerazioni conclusive e le misure proposte della Commissione federale per l’infanzia e la gioventù, quest’ultima incaricata di osservare e analizzare l'evoluzione della situazione dei giovani nella società e di formulare proposte che tengano conto dei bisogni dei bambini e dei giovani. Non v’è nulla di peggio di chi vuole mettere in pace la propria coscienza preferendo soluzioni repressive a misure propositive, educative, volte alla crescita.
Su una cosa bisogna essere concordi con il gruppo operativo, ossia che vi sia l’urgenza di agire su problemi che da tempo richiedono un intervento. Vi è urgenza di creare strutture come appartamenti e foyer seguiti da operatori sociali, educatori e assistenti sociali. Bisogna promuovere misure sensate, volte alla prevenzione, all’accompagnamento e al sostegno di giovani e famiglie in difficoltà. Vi è la necessità di formazione e corsi di specializzazione indirizzate a persone che lavorano con le generazioni più giovani. Diventa indispensabile non solo rendere efficace la rete sociale destinata ad esigenze in questo campo, ma anche a far conoscere la rete già presente sul nostro territorio e le possibilità esistenti.
Dedicarsi alle realtà dei giovani significa cercare di capire e condividere la nostra vita, la nostra quotidianità, i nostri tempi, le nostre abitudini, i nostri svaghi, le nostre prospettive e le nostre non-prospettive, le nostre opportunità e i nostri limiti, i nostri problemi e le nostre paure. I giovani non mirano a diventare “casi sociali”, ma lo diventano se l’unica via offerta loro dalla società è quella della schedatura, dei divieti e delle sanzioni. Una cosa è certa: oggi bisogna agire nell’immediato perché mancano strutture adeguate per almeno 150 giovani. Questa è senza dubbi un’urgenza ...che non merita di rimanere per lungo tempo una “nota a pié di pagina”!
29 ottobre 2008
Ora basta neo-liberismo, la ricetta è fallita!
In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad un cambiamento delle realtà economico-finanziaria tutt'altro che scontata. E sono proprio i nostri genitori che dovrebbero rendersene maggiormente conto, si tratta dei '68ini che oggi purtroppo sono i fautori primi del precariato, dello smantellamento dello stato sociale, dell'equità e della solidarietà. Se i nostri nonni hanno fatto di tutto per investire e promuovere il benessere a beneficio della cittadinanza, i nostri genitori si preoccupano solo a smantellarlo, ma a beneficio di pochi privilegiati.
Mi preoccupa la situazione di inequità sociale venutasi a creare, così come anche il crescere della precarietà e dell'abisso sociale che si sta radicando tra i ricchi e i poveri di questo paese, e anche di questo mondo.
Chi proviene poi da zone periferiche, oltre che vedere i negozietti dei paesini chiudere, negli ultimi anni assiste ad un vero razionamento dei servizi pubblici - scuole, posta, stazioni e infine comune. La politica del libero mercato nel nostro paese sta facendo numerosi danni, penso in particolare alla concentrazione del potere che avanza in ogni settore - le multinazionali e le grandi imprese si stanno impossessando del potere economico che pian piano si sta tramutando anche in potere politico, in quanto le lobby in Parlamento e a livello globale riescono a sfruttare ogni canale per avvantaggiarsi.
A questo punto penso sia necessario ribadire e ripetere a chi si ostina a credere nel neo-liberalismo, che siamo stufi di pagare i loro conti e che non siamo disposti a smantellare ulteriormente le radici salde dei nostri servizi pubblici, della sicurezza sociale, del valore inestimabile del nostro stato democratico. È quindi venuta l'ora di rifiutare logiche che non ci appartengono, sistemi di retribuzione ingiusti, bonus ai manager che hanno fatto buchi milionari nei nostri risparmi.
No ad un potere delle multinazionali oligarchico, No alla concentrazione del potere economico e politico, No allo smantellamento del nostro stato democratico!
Salvaguardiamo il nostro stato sociale, i servizi pubblici e i valori quali la solidarietà, l'equità e la giustizia sociale! Il neoliberismo ha fallito e quindi basta con le privatizzazioni di beni pubblici! Provvediamo quanto prima a porre dei limiti a tutela dei nostri diritti, del nostro futuro e di quello delle future generazioni!
Nadia